Mi sento in orbita

La sua mente non riesce a staccare, l'immagine di lei e di ciò che gli può dare non lo abbandona mai ed il desiderio si fa sempre più forte e lo fa sentire... in orbita! Graffiante, potente, introspettivo e carico di energia... Il singolo che apre le danze per il nuovo album di Fabio Curto preannuncia un progetto dalle tinte vintage che strizza l'occhio ai giorni nostri! L'intro è caratterizzata da un arpeggio di chitarra ed un tappeto di suoni sintetici che, dopo la prima battuta, lasciano spazio anche ad un bit pulsante, molto morbido e quasi timido. La linea ritmica esplode con l'arrivo dei ritornelli dove un assieme di batteria più basso, tutto rigorosamente in levare, scarica tutti i cavalli di un mood dai suoni quasi anni '70 i quali, però, regalano tutta la brillantezza dei giorni nostri. Molto interessante la chitarra elettrica che entra, senza essere invasiva, nell'inciso finale a donare atmosfere lblueseggianti al pezzo. La centralità di tutto è imperniata dalla linea di cantato che, grazie anche ad un testo sicuramente importante, mette in risalto la grinta di Fabio il quale viene sostenuto magistralmente anche da un gioco di cori che ricorda moltissimo il miglior rock targato anni '70! Da gustare a volumi importanti!

La storia

Suoni moderni in atmosfere vintage rappresentano il marchio di fabbrica di “Mi sento in orbita”, la nuova canzone di Fabio Curto. La forza di un inciso che suggerisce rottura e “fame” di adrenalina, nessuna voglia di scappare, ma piuttosto di restare a godersi questo spettacolo che corre come una decappottabile d'epoca lanciata in autostrada di notte mentre i pensieri irrequieti tentano di fare pace con loro stessi. Il contenuto narrativo gioca sulla dicotomia in contrasto fra due necessità opposte: «Nella stesura del testo ho visto da subito come in un film la convivenza di un mondo interiore nascosto e inviolabile e di uno più esplicito e vissuto in prima persona nel sociale dove non possiamo essere “leoni da tastiera” e dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre paure e delle nostre insicurezze. Nel primo universo c’è tanta “necessità e avidità” di trovare qualcun’altro che abbia patito le nostre stesse sofferenze e che può esserci utile a non sentirci soli, quell’irresistibile voyeurismo che consiste nel farsi un viaggio sulle vite degli altri osservandoli seduti al bancone di un bar da soli o su un autobus. Nel secondo invece sento la pressione di un desiderio ardente che ha bisogno di essere espresso, che costringe a essere sinceri e a dire quello che pensiamo senza timore specie se si tratta di una confessione d’amore». Fabio Curto “Mi sento in orbita” è estratto dal disco di prossima uscita “RIVE Volume 1”: «Dopo anni di sperimentazione nel 2017, ho intrapreso un percorso di selezione molto rigido riguardo ai miei brani pubblicando “Via da Qua” insieme al circuito di Calabria Sona e alla Marasco Comunicazione. I brani erano tutti molto diversi tra loro e a un certo punto ho sentito l’esigenza di intraprendere una strada. La maggior parte erano in lingua inglese ed ho accettato per la prima volta la sfida di un rewriting in lingua italiana cercando ossessivamente gli stessi suoni, la durata delle parole, il numero di sillabe e soprattutto il ritmo delle stesse. Per me le parole sono certamente importanti ma nel regno della musica penso che sia la quest'ultima a dover regnare e per musica intendo suoni, emessi da un piano, da una chitarra o da una voce...è di suoni che voglio parlare alla gente, emozioni che trasudano da un intro teso e che sfociano in un inciso esplosivo e liberatorio». Fabio Curto Lo stesso Curto ed Enrico Capalbo sono stati i produttori esecutivi di questo lavoro e hanno avuto immediatamente le idee molto chiare: voce al centro e massima prossimità all’universo musicale che più rappresenta l’artista, approdando così in un “DARK BLUES” tutto italiano che parla di solitudine, ricerca di sé, gioia di vivere e consolazione, viaggi e ricordi, desideri e sogni vissuti intensamente anche quando infranti. «Ho lavorato moltissimo sul sound e sulla spontaneità prediligendo alcune take “buona alla prima” perché più cariche di espressività e di “verità” in un mondo che sta facendo dell’artificio il suo biglietto da visita. Ho suonato quasi tutti gli strumenti presenti sul disco ed è stata un’esperienza incredibile che mi ha messo molto alla prova ma alla fine ci ha dato delle belle soddisfazioni». Fabio Curto L’album esprime complessivamente la necessità di comunicare; una comunicazione che può interessare ed esternare un’esistenza, esperienze personali o un momento ben preciso. E può farlo essendo loquace o ermetico, posato o irrequieto, enigmatico oppure fin troppo esplicito, ma rimanendo pur sempre espressione unica, un bisogno comunicativo per l’appunto, e come tale degno di rispetto. Leggi la scheda di Fabio

Artista: 

Fabio Curto

Genere: 

Rock

Copertina del brano: