Look at the stars tonite

Il cielo si punteggia di stelle, il suo sguardo le contempla e i suoi ricordi vanno a quei giorni dove tutto il suo mondo era rinchiuso in un appartamento... Evocativo, carico di colori nitidissimi e con quella dose di groove che non guasta mai! Look at the stars tonite è il nuovo lavoro di un Roberto Ventimiglia ispiratissimo che ha sfruttato al massimo il periodo di lookdown per dare forma a tutte quelle idee che da sempre caratterizzano il suo percorso artistico! Avere tanto da dire significa riuscire anche a mettere in piedi progetti di qualità! La linea ritmica, curata e sempre di grande impatto, è composta da un drumming caratterizzato da una cassa bella rotonda e da un rullante secco e ben definito mentre, con grande eleganza, il basso resta preciso sul battere tinteggiando fraseggi e fill molto coinvolgenti. Suoni di synth analogici fanno la loro comparsa nei ritornelli e rinforzano l'arrangiamento che viene ulteriormente reso più potente dalla presenza di rif di chitarra elettrica, che risolvono sul finale in una parte solistica davvero gustosa. Le influenze british si percepiscono molto nella performance di Roberto il quale si dimostra artista molto prolifico e con tante belle idee da proporre sul panorama indie italiano. Da gustare a volumi importanti!

La storia

Se la casa dove vivi è anche il tuo laboratorio, allora restarci confinato è come rimanere chiuso nel tuo studio, con i tuoi strumenti, le tue idee e un mucchio di tempo a disposizione: “Look at the Stars Tonite (A Lockdown Time Diary)” di Roberto Ventimiglia è nato così, senza programmazione a monte, senza del materiale pronto a riempirlo, dal desiderio urgente di continuare a suonare e dall’avere un disco (“Raw”) ancora fresco di pubblicazione nel pieno di una promozione improvvisamente interrotta. La scaletta raccoglie brani in parte scritti da zero durante il confinamento domestico in cui ci siamo ritrovati tra marzo e maggio 2020 ("Look at the Stars Tonite", "‘Tis a pity, indeed", "Lockdown Time Diary Page"), in parte composti precedentemente e mai registrati ("Black Ink") o quasi irreperibili ("London", ad oggi ascoltabile solo come demo telefonico nascosto nella copia fisica del debutto “Bees Make Love to Flowers”). Nelle nuove canzoni l’inglese continua a omaggiare lo svezzamento musicale del loro autore, avvenuto principalmente con dischi di provenienza angloamericana che circolavano in casa durante gli anni dell’infanzia, e se il suono generale sviluppa gli spunti del lavoro precedente, i testi spostano l’attenzione da una dimensione romantica a una prospettiva fatta più di considerazioni personali, quasi un bilancio di ciò che si è e del mondo circostante. L’unica vera canzone d’amore è "Black Ink"; "‘Tis a Pity", Indeed risponde (omaggiandola) a "Isn’t It a Pity" di George Harrison, mentre "Look at the Stars Tonite" e "Lockdown Time Diary Page" sono vere e proprie pagine di diario con messaggi positivi e più universali circa il seguire la propria strada senza mai abbattersi. Infine, London è un intimo invito a concedersi momenti solitari, a guardarsi allo specchio senza timore, un’annotazione di pensieri fatti in metropolitana durante un viaggio nella City. Non cambia la filosofia produttiva - che resta fedele all’incisione casalinga a basso costo su un registratore digitale Zoom H4n Pro e su un vecchio iPad - così come tutto ciò che si ascolta è ancora una volta arrangiato e suonato in solitaria. La novità più evidente di questa collezione è la title track, che ospita il bassista Fabio Accurso e il batterista Carlo Furini (che ne ha anche curato l’editing), dando vita ad un brano realizzato a distanza, ciascuno per la propria parte, con l’intento sia di portare avanti il discorso iniziato con i live a supporto del precedente “Raw”, che di continuare a vivere una dimensione creativa di studio condivisa, seppur virtuale. La definizione migliore per questa uscita potrebbe essere concept album di piccole dimensioni piuttosto che EP, considerando che il disco è stato interamente concepito, scritto e realizzato come diario personale del periodo che spesso abbiamo chiamato “di quarantena”. Leggi la storia di Roberto!

Artista: 

Roberto Ventimiglia

Genere: 

indie

Copertina del brano: